If you can’t eat, just write.

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giovedì 16 gennaio 2014

Il Risveglio

Vi è mai capitato di sentirvi mancare il fiato,
 di provare la sensazione di un brivido gelido lungo la schiena, nonostante fuori ci siano quaranta gradi all’ombra,
di percepire quella frazione di secondo in cui il cuore sembra saltare un battito, lasciandovi momentaneamente nel panico di un limbo infernale,
di riscoprire improvvisamente una verità che possedevate e conservavate in voi stessi già da tempo…
insomma, vi è mai capitato di farvi coinvolgere e stravolgere da qualcosa di magnifico, ma apparentemente di una semplicità e, forse, banalità estrema?

Casa Studio Esci, Esci Studio Casa… una continua corsa frenetica contro il tempo: esci di casa correndo e ci rientri correndo,
corri nel corridoio di casa tua dedicando alle pareti scolorite che ti circondano la sessa attenzione che dedicherai alla facciata del Duomo qualche minuto più tardi,
 i tuoi vicini di casa si sono ormai abituati alla visione della tua fuga disperata, costantemente in ritardo per le lezioni, con le borse e i libri che sbattacchiano di qua e di là.
Non c’è tempo per meravigliarsi.. o meglio, sembra che non ce ne sia.
Ma se alzassimo lo sguardo dal marciapiede per qualche minuto, se sollevassimo la testa da quel fiume di folla che orienta quotidianamente il nostro pigro vagare, se decidessimo di ricominciare a respirare a pieni polmoni e a concedere le attenzioni del nostro orecchio anche al più piccolo e insignificante rumore, cosa accadrebbe?
E se ricominciassimo a vivere, cosa accadrebbe?


Ilaria Salerno






mercoledì 25 settembre 2013

Back home

Pensieri di 24 ore fa... 

Mi sono sempre piaciute le partenze. Hanno sempre significato “nuovo”. E inizio di qualcosa. Anche da bambina, quando la vacanza era il momento dell’avventura.
Sono una dalla valigia facile, nonostante il fondo di emozioni che sono cresciute con me riguardanti la partenza. Sensazioni non ben identificabili che ti prendono tutto d’un tratto quando l’idea di partire diventa realtà.
Oggi, 24 settembre ’13, fine del primo vero viaggio da sola. Treni presi e non persi, stazioni esplorate e due città diverse nel giro di una settimana. Paesaggi opposti e tante ore spese a pensare. “La solitudine ci dà il piacere di una grande compagnia: la nostra.” E se si devono prendere cinque diversi treni e si devono affrontare diverse ore di viaggio, di tempo se ne ha eccome! Tempo ritagliato tra le pagine di un libro e le canzoni dell’ Ipod, tra mille storie di vita e conversazioni. Nella lontananza ci si analizza…
Resoconto del viaggio a cui ho dato un significato. Per me è così importante essere sulla strada di casa adesso, e scrivere.
Compagni di viaggio: la solita valigia e la borsa grigia sempre troppo piena, la mia fedele borsa consumata e un nuovo libro. Perché non si parte mai senza un libro in borsa. Trovato per caso negli scaffali del supermercato, tra mille altri buttati lì in disordine. Racconta del lavoro di uno psichiatra americano e della sua incredibile scoperta sulla mente umana. Alla fine, magari scriverò anche di questa storia.
Sono le 22:05 e il vagone è quasi vuoto. Nonostante le cuffie riesco a sentire qualche risata. Il paesaggio cambia rapidamente fuori dal finestrino, dovrebbe esserci il mare, ma non riesco a vederlo. Solo luci e stazioni secondarie deserte. La mia è sempre più vicina, ma l’orologio mi dice che ci vuole un altro po’ di tempo. Ho ancora qualche altro attimo solo mio per scrivere. Ascolto Whitney Houston e canticchio “I’m nothing without you”. Spero che quel “you” sia per lei, spero l’abbia scritto pensando al suo bene. Il bello di capire le canzoni in inglese sempre un po’ meglio: struggersi col cantante per quei sentimenti mancati.
Macchine che scorrono parallele al treno e il riflesso di te dopo una giornata di viaggio. Cellulare sempre acceso e la stanchezza che inizia a farsi sentire. Niente connessione internet fino a casa. Persone che sonnecchiano e altre che scendono. Berry White che ha amato qualcuno incondizionatamente e l’ha scritto, tra un po’ una nuova stazione. Oggetti dimenticati tra i sedili e i tanti bagagli sulle cappelliere. La tua valigia che beatamente va avanti e dietro sulle ruote quasi avesse vita propria. Nuova stazione ancora non identificata: aspetto il cartello blu di ordinanza e mando il messaggio a casa per far sapere dove sono. A conti fatti la prossima fermata è la mia. Ho buttato giù le parole della stanchezza e parole che sanno di fine viaggio. Aspetto il prossimo. 

Giulia