If you can’t eat, just write.

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lunedì 12 maggio 2014

Riflessioni

Come sempre dopo mesi di totale buio, i pensieri hanno ripreso a fluire. Certo, non come un fiume in piena, diciamo come un rio timido e cauto. Sarà che dopo pranzo cadono le difese per qualche minuto, sarà per la stanchezza accumulata e per il bisogno di evadere per un istante o due, ma i pensieri più sdolcinati e pericolosi arrivano in questo momento. 
Ho avuto una sensazione, una di quelle che passano veloci e un momento dopo già non ci sono più. E ti lasciano un po' bittersweet. Te ne stai lì e ti chiedi perché. Le emozioni arrivano e se ne vanno mentre tu sei immobile nei tuoi pensieri. Non riesco a spiegare cosa possa essere stato: forse lo sguardo buttato per caso su un qualcosa, il sole nascosto tra le nuvole nonostante il caldo, la coscienza di sé.
A volte ci si pone domande ovvie che rimarranno senza risposta, perché è più faticoso rispondere piuttosto che rimandare. 

Giulia

martedì 4 marzo 2014


"Quell’aura senza tempo tinta"
[Inferno, Canto III]
Il tempo si arresta, si immobilizza,
ti immobilizza.
Ilaria



Tempo
Pensiamo di avere tutto il tempo del mondo, tutta la vita davanti e ore e ore a disposizione. 
Ma il tempo ci sorpassa, inesorabilmente, senza dire una parola.
Giulia

mercoledì 5 febbraio 2014

Istantanee Di Vita

La musica riecheggiava nel teatro,
la sinfonia prendeva possesso del suo corpo, la mente libera, il respiro ritmato, gli occhi chiusi per poter sostituire la realtà che la circondava con qualcosa di più adeguato, che avesse le forme giuste, giusti colori.
Ogni senso era impegnato a trarre il massimo piacere da quell’atmosfera, per nulla al mondo avrebbe dovuto spezzare quell’incantesimo.
E invece lo fece: per qualche oscura ragione, aprì gli occhi.
Improvvisamente il destino, come a voler dimostrare la sua indignazione per quella mancanza di riconoscenza, fece sì che lo sguardo della ragazza si posasse forse sull’unico oggetto su cui non doveva proprio poggiarsi: quell’orecchino.
Non un semplice orecchino, ma il suo orecchino.
Il problema, intendiamoci, non era l’orecchino, ma la persona che c’era appiccicata; sì, perché attorno a quel dilatatore c’era la figura del suo migliore amico.
“Migliore amico”, le veniva quasi da ridere per quanto fosse inappropriata e ridicola quell’espressione; da anni erano stati incitati dal buonsenso ad etichettarsi come migliori amici. Niente di più forviante e fuori luogo. Forse non erano nemmeno amici, non al momento comunque: non dopo l’ennesima litigata priva di senso, lo scorso giorno. Una discussione assurda, come assurdo era il loro rapporto: continui alti e bassi, avvicinamenti e allontanamenti, una relazione in stile-montagne russe. Non ricordava più nemmeno quale fosse stata la scintilla di quest’ultima sfuriata, o forse non la conosceva proprio; però conosceva il suo orgoglio: questa volta non avrebbe cercato di sistemare le cose, non avrebbe chiesto scusa per delle parole pronunciate al momento sbagliato in un modo ancora più sbagliato.
Avrebbe invece concentrato tutte le sue forze per ignorare e azzittire la parte di lei che ricordava la sensazione dei capelli del suo “migliore amico” tra le dita, il profumo che metteva per potersi avvicinare a lei, cercando di nascondere l’odore dell’ultima sigaretta , il contatto delle sue labbra sul collo e il brivido che ne scaturiva.
Avrebbe racchiuso ogni suo ricordo e sensazione in un cofanetto, l’avrebbe lasciato qui, al sicuro e lontano …
avrebbe poi ripreso il solito treno che periodicamente la riportava lontano da casa.

Ilaria



domenica 22 settembre 2013

Treno e vita, quasi la stessa cosa

Fare la valigia e partire. Per sé stessi. E un po' anche per gli altri. Ma soprattutto per staccare la spina col proprio mondo per qualche giorno. Il rumore del treno aiuta a distrarsi e le storie che ogni giorno porta su e giù per l'Italia aiutano a non pensare alla propria. Ogni persona incontrata solo per qualche ora ha un bagaglio di attimi e parole che si porta dietro proprio come te. E così ci si sente meno soli, nonostante le poche parole di circostanza scambiate con il proprio vicino: "Deve passare?" "Scusi, mi può aiutare con la valigia?". In quel vagone pieno di persone, dall'uomo d'affari alla famiglia di turisti stranieri, tu sei uno dei tanti che quel giorno ha preso il treno e ha deciso di mescolarsi agli altri, di scambiare qualche parola con volti che non si vedranno mai più. Si può essere chi si vuole sul treno, anche la persona che si tiene più nascosta per paura che sia troppo. Quella che si ritaglia ben cinque ora per leggere un romanzo spettacolare tutto di un fiato con la musica nelle orecchie, che osserva la varietà di vite che ci sono in giro e capisce che la propria è una delle tante e proprio per questo è unica, che raccoglie le proprie cose in una valigia e in una grande borsa grigia e si rende conto che nonostante il peso riesce a portarle su e giù, "by her self". 
Alla fine della corsa scendere un po' diversi rispetto a cinque ore prima quando si aveva paura di perdere il treno. Catapultata in una stazione enorme e frenetica, rumorosa e piena di inizi e addii. Sentirsi un puntino, ma un puntino che ce la fa da solo a cominciare da queste piccole cose. 

Giulia

martedì 3 settembre 2013

Pensieri delle 21

Arrivare alle nove di sera con una voglia di scrivere incontrollabile. Scrivere con la musica di sottofondo, una canzone appena scoperta che già mi piace, pensieri e parole che affollano la mente e l’unico modo per lasciarle andare è affrontare la tastiera. E così gettare sulla pagina bianca parole e parole. 
"Sfiorarsi l’anima è maledettamente pericoloso, e così si bypassa il cuore e si sfiora il cervello. Si spera così di razionalizzare un po’ per quel che si può il fiume di pensieri. Ma fino a che punto si è pronti a spingersi pur di nascondersi emozioni e paure? Buttare la polvere sotto il tappeto invece di spalancare le finestre. Ignorare il cordone ombelicale mai tagliato con certi posti e continuare a inciamparci. Socchiudere porte di ripostigli invece di entrare e fare pulizia. Alla fine si va in overdose di emozione non dette, sentimenti taciuti e paure. Si fa un’ indigestione di sé stessi. Alla fine. Ma la fine non è fine in realtà, ma solo il punto di partenza per iniziare a fare quello che si sarebbe dovuto fare molto tempo prima: pulire il cuore e farlo vivere, anche se fa male, così intorpidito, tagliare i cordoni e lasciare entrare la luce." 
Fine ai pensieri serali delle 21
"Pensieri da block notes nero, quello da tenere sempre in borsa, vecchio e con la copertina penzolante. Quello su cui riversare le parole impazienti e scarabocchi comprensibili solo a sé stessi. Spesso sono solo parole e simboli buttati lì, storie in potenza e che nasceranno, ma non ora, Ora è troppo presto, in anticipo rispetto a te, perfino. Aspettare a volte è l’unica strada, la più sana per maturare un altro po’ dentro. Solo un pizzico ancora e ancora. Metto le virgolette all’inizio del paragrafo e le chiudo qui."
Fine vera dei pensieri delle 21